sabato 30 giugno 2012

Archeologia: in Siria scoperta una "Stonehenge" di 10mila anni fa



(AGI) - Toronto, 27 giu. - Potrebbe essere una nuova Stonehenge l'area ritrovata in Siria, risalente probabilmente a circa 10mila anni fa. Le misteriose rovine trovate a 50 miglia a nord di Damasco, chiamate "il paesaggio dei morti", pero', non possono essere esplorate a causa del conflitto in corso in questa regione

NOTIZIA COMPLETA:
http://www.agi.it/estero/notizie/201206271509-est-rt10199-archeologia_in_siria_scoperta_una_stonehenge_di_10mila_anni_fa

venerdì 29 giugno 2012

LA SARDEGNA VISTA DAGLI STORICI ANTICHI - I PARTE



L’Isola di Sardegna fu popolata fin da epoche remotissime ed è quindi logico che fosse nota agli antichi storici greci e latini.
Non avendo finora a disposizione una letteratura sardo-antica (almeno ufficialmente) per cercare di ricostruire il passato della nostra terra a 360° siamo costretti ad avvalerci delle testimonianze lasciateci in eredità dagli storici antichi, soprattutto greci, comunque di epoca molto tarda rispetto a quella che in realtà vorremo analizzare.
Per gli antichi greci la Sardegna era un luogo quasi mitico la cui frequentazione da parte di eroi come Eracle o Iolao era spesso determinata dagli oracoli; quindi le notizie in loro possesso erano impregnate di elementi mitici e della tradizione orale.

lo pseudo aristotele e diodoro siculo

Uno degli autori spesso citati dagli studiosi è lo pseudo Aristotele il quale riporta una precedente tradizione: “si dice che nell’Isola di Sardegna esistevano degli edifici modellati secondo l’antica tradizione ellenica (Micenea?) e molti altri splendidi edifici, e delle costruzioni con volta a cupola e con straordinario rapporto delle proporzioni”. Questa frase è stata interpretata come la testimonianza che le strutture architettoniche sarde fossero una diretta filiazione di quelle micenee e che gli edifici voltati a cupola fossero naturalmente i nuraghi. A questo punto sorgono spontanee alcune domande:

-          quali sono esattamente gli edifici modellati secondo l’antica tradizione ellenica?
-          quali sono gli altri splendidi edifici?
-          come mai lo pseudo Aristotele non conosceva il nome e la funzione degli edifici voltati a cupola dal momento che non parla né di templi né di fortezze?

Noi non conosciamo le risposte e socraticamente ci limitiamo a porre delle domande atte a dare degli spunti di riflessione.
L’autore in questione riteneva che gli edifici di cui parlava fossero opera di Iolao che condusse nell’isola una colonia formata dai Tespiadi[1] figli di Eracle perché quest’ultimo riteneva che gli appartenesse per diritto qualunque terra situata ad Occidente.
In un altro passo attribuisce ad Aristeo il merito dell’introduzione dell’agricoltura nell’isola e, per dimostrare che prima dell’arrivo dell’eroe non esisteva civiltà, dice che nei tempi più antichi prosperavano soltanto grandi uccelli.

Diodoro Siculo dà un’altra versione del motivo per il quale Eracle decise di mandare in Sardegna Iolao e i Tespiadi: al termine delle famose dodici fatiche Eracle attendeva di essere accolto tra gli Dei dell’Olimpo, ma, secondo un oracolo, egli prima di essere assunto tra le divinità doveva adempiere ad un ultimo dovere, doveva cioè spedire una colonia nell’Isola di Sardegna con a capo i 50 figli che ebbe dalle Tespiadi, data la loro giovanissima età nell’impresa furono guidati dal nipote Iolao.
Non tutti i giovani seguirono la colonia, due di essi restarono a Tebe, perciò Iolao raccolse i restanti 48 e molte altre persone che vollero unirsi alla colonia. I colonizzatori, secondo l’autore, vinsero in battaglia gli indigeni e presero possesso della zona pianeggiante dell’Isola e, soprattutto, di quella che ancora ai tempi di Diodoro (circa 80 a.C.) veniva chiamata Ioleo; bonificò la regione, piantò degli alberi da frutta e la rese appetibile ai cartaginesi (il mito diorodeo è chiaramente in funzione anticartaginese).

Come ben sappiamo gli autori greci cercavano di riportare nella loro sfera di influenza culturale ogni opera degna di nota, le grandiose strutture megalitiche che costellavano la Sardegna non erano sicuramente sfuggite all’ammirazione degli antichi esploratori, esse non potevano essere l’opera di barbari e incolti selvaggi, quindi Diodoro le attribuiva a Dedalo chiamato nell’Isola dallo stesso Iolao.
Sempre secondo la tradizione, Dedalo edificò “…anche ginnasi grandi e suntuosi e istituì dei tribunali e tutte le altre cose che conducono alla prosperità”(Anche in questo caso non è facile individuare questi edifici dalle rilevanze archeologiche a nostra disposizione).
Iolao chiamò Iolaei gli abitanti della colonia in accordo con i Tespiadi che gli diedero addirittura il titolo di progenitore ponendolo tra gli eroi ecisti della Sardegna, perciò in seguito furono istituiti dei riti che lo veneravano come “Iolao padre”.
Un oracolo di Apollo predisse la libertà perpetua a tutti gli appartenenti alla colonia e ai loro discendenti, tale vaticinio si rivelò esatto fino ai tempi di Diodoro, il quale affermava che i discendenti dei Tespiadi, nonostante gli sforzi dei Cartaginesi e dei Romani, mantennero ancora ai suoi tempi la libertà pur imbarbariti e segregati nelle montagne.
Attraverso gli scritti di Diodoro sappiamo che Aristeo, un altro eroe ritenuto fondatore, arrivò nell’incolta Sardegna su suggerimento di sua madre, la ninfa Cirene, e vi si stabilì istituendo la tecnica della coltivazione.
Anche in questo caso si può notare che l’eroe in questione arrivò nell’Isola attraverso il suggerimento di un essere sopranaturale (la ninfa) ed egli stesso era un semidio essendo suo padre il dio Apollo.
Concludendo si può affermare attraverso questa breve analisi che per gli antichi autori greci la Sardegna era una terra mitica colonizzata da personaggi favolosi, insomma una terra “altra” di libertà che, dietro la giustificazione del mito, cercarono di porre sotto il loro dominio al fine di legittimare la loro vana intenzione di espandersi verso Occidente.

Fabrizio e Giovanna


[1] I Tespiadi erano i 50 figli che Eracle ebbe dalle 50 figlie del re di Tespie, Tespio figlio Ereteo di stirpe ateniese, con le quali si accoppiò in una sola notte.

martedì 26 giugno 2012

ARCHEOLOGIA SARDA- Il tempio a pozzo di Tattinu - Nuxis (Articolo più video)





Come arrivare: 
Da Cagliari percorrere la SS 130 fino a Siliqua dove si imbocca la SS293, superato l'abitato di Nuxis proseguire in direzione Villaperuccio. All'altezza della località Is Pittaus si svolta a sinistra e si seguono le indicazioni.


Il complesso templare è immerso in un paesaggio che, ad eccezione delle moderne ed opportune opere di copertura, da l'impressione di essere cambiato ben poco dai tempi in cui devoti pellegrini affrontavano un lungo e faticoso cammino per assistere ai riti che vi si praticavano.

Il tempio a pozzo di Tattinu, ascrivibile secondo la datazione ufficiale al Bronzo finale (1100-900 a.C.), si trova nelle campagne del paese sulcitano di Nuxis ai piedi di una collina alla sommità della quale sono presenti i resti di un nuraghe monotorre.
Intorno al pozzo sono presenti i resti di un aggregato abitativo dove si distinguono ambienti ovali, circolari e retto-curvilinei, sono invece più consistenti i resti murari verso sud-est dove scorre un modesto torrente,.
Il tempio a pozzo è situato nel margine periferico settentrionale rispetto al punto che pare fosse il cuore del villaggio e presenta alcune particolarità che potrebbero anche essere smentite con uno scavo più sistematico:
-    la tholos supera di soli 60 cm il primo gradino che emerge di poco sotto la linea dello humus
-    il pozzo non mostra né strutture a vista né atrio
-    la continuità della scala di 29 gradini con il vano acqua formano un vuoto rettangolare lungo m 8,12 e largo m 1,25/1,10
-    la particolare sezione a bottiglia ellittico in pianta (m 1,82 x 1,25 di altezza pari a m 5,12)


La scala arriva ad una profondità pari a m 3,17 ma è ostruita nel tratto terminale da un muretto di blocchi alto 1,30 m, conservando in buone condizioni la parte ipogea costituita da un bacino di m 1,25x1,82.

La camera a tholos è alta m. 5,12 e si conclude al di sotto del piano di campagna. Il materiale da costruzione, grossi blocchi di calcare e ciottolame fluviale, ha creato cedimenti visibili nel lato destro del vano scala. L’edificio è perciò rafforzato con un doppio architrave e non si eleva oltre il piano di campagna. Dallo scavo del pozzo e delle capanne circostanti provengono stoviglie di terracotta databili dal Bronzo recente al Ferro.

Nel sacello, sono stati ritrovati numerosi ex voto in ceramica, tra questi Lilliu elenca quelli appartenenti al Bronzo Finale come delle olle globoidi a collo, delle ollette ovoidi con orlo piano, dei vasi panciuti con ansa a gomito rovescio, delle scodelle carenate biansate e delle ciotole a spigolo


Lilliu affermava: “Insomma la costruzione, per vero inelegante e scadente, può dirsi un anomalo e trasgressivo prodotto locale, in linea però con la tradizione sulcitana che tende a regionalizzare forme e tecniche d’un comune sustrato materiale”


Con tutto il rispetto per il padre dell'archeologia Sarda, a noi il pozzo sacro di Tattinu è piaciuto moltissimo e non ci è sembrato inelelegante e scadente.
Come tutti gli altri templi a pozzo quello di Nuxis è un'opera ingegneristica che denota la grandissima capacità degli antichi costruttori Sardi e ricordiamo che realizzare una struttura di questo genere con delle pietre non squadrate presenta delle difficoltà che metterebbero a dura prova tantissimi moderni ingegneri.


Di seguito il video.



Fabrizio e Giovanna

Notizie tratte da:
- V. Santoni, “I Templi di età nuragica”, in La civiltà nuragica di Enrico Atzeni
- G. Lilliu, "Preistoria e protostoria del Sulcis", in Carbonia e il Sulcis: archeologia e territorio, a cura di V. Santoni.