martedì 8 dicembre 2015

L’AREA ARCHEOLOGICA DI SAN CROMAZIO - VILLA SPECIOSA





Come si arriva:
Dalla SS 130 imboccare il bivio per il paese e seguire le indicazioni per l’area archeologica presenti nel centro abitato.

San Cromazio è famoso soprattutto per il grande vano mosaicato, ma è un sito che si può definire pluristratificato, in esso infatti persistono elementi ascrivibili a diversi periodi storici.
Il sito di San Cromazio, nonostante l’interesse anche mediatico degli anni ’50 del 1900 per il mosaico di “Santu Cromai”, fu indagato solo a partire dagli anni ’70.
Il primo scavo, di cui non si possiede alcuna documentazione, fu avviato dalla Soprintendenza Archeologica per le province di Cagliari ed Oristano nel 1974, esso mise in luce l’intero mosaico, il piccolo edificio termale ad esso adiacente e numerose tombe.
Nel 1977 vi fu un secondo intervento con lo scopo di distaccare e restaurare il mosaico. L’intervento fu diretto da Carlo Tronchetti[1].
Dal maggio 1980 al luglio 1982 il cantiere fu affidato nuovamente a Giampiero Pianu, che si occupò anche di quelli effettuati nel 1998 e durati fino al 2006, durante la collaborazione fra Soprintendenza archeologica per le province di Cagliari e Oristano, Comune di Villa Speciosa e l’Università di Sassari.
Giampiero Pianu propone una ricostruzione generale delle fasi di vita dell’abitato di San Cromazio[2] che va dall’età augustea o giulio-claudia (I sec. a.C. - I sec. d.C.) al 1997, quando il Comune di Villa Speciosa acquisì l’area.

Alla prima fase egli fa risalire l’impianto di un villaggio con pochi abitanti adibito a mansio, una stazione di posta per i viaggiatori che percorrevano la strada romana che collegava Cagliari e Sant'Antioco. 
Successivamente furono attuate le prime ristrutturazioni nella zona orientale, tra le quali si annovera la costruzione di un piccolo edificio termale e, verso la fine del IV - inizio V sec. d.C., la costruzione della chiesa con le prime sepolture ad essa pertinenti. 

Le ristrutturazioni continuarono fino al VII sec. d.C. coinvolgendo, nel VI sec., la chiesa e la necropoli che fu ampliata verso Est. 
Fra i secoli VII ed VIII l’unica struttura ancora funzionante fu la chiesa, che forse subì ulteriori trasformazioni, come dimostrerebbe il ritrovamento di frammenti di mosaico con tracce di calce sopra le tessere. 
Successivamente l’area subì un progressivo stato di abbandono, nonostante la chiesa fosse nominata, nel XIV secolo, tra i possedimenti della mensa arcivescovile di Cagliari. 
Dagli anni ’50 del 1900 il sito fu sottoposto a diversi tentativi di trasformazione agro-pastorale finché il Comune, con l’acquisizione del 1997, lo recintò definitivamente.

Nell'articolo estrapolato dalla rivista aidu entos, digitalizzato dallo Staff di Uniss Research e pubblicato dal sistema bibliotecario dell’ateneo di Sassari
http://eprints.uniss.it/7054/1/Pianu_G_Mansio_nel_Campidano.pdf, 
Giampiero Pianu riprende il famoso "progetto Mosaico[3] atto alla valorizzazione dell'area archeologica. 

Al fine di agevolare la fruizione del sito, egli illustra un percorso che utilizzeremo correlandolo di immagini da noi realizzate, con la speranza che possa, nel suo piccolo, contribuire alla realizzazione completa di questo bellissimo progetto di valorizzazione.[4]

Il lato Nord dell’intero complesso era interessato dalla strada 1  a sud della quale sembra svilupparsi l’intero abitato e dalla quale parte il vicolo 3.





















Sul lato Ovest di questo vicolo si affacciava un’abitazione, che aveva il suo ingresso attraverso il cortile t dove è presente il pozzo circolare, foderato con grossi blocchi di pietra informi.


Sul cortile si aprono due vani quadrangolari,  il vano v e il vano r, dai quali si accedeva poi al vano u. I vani erano coperti come dimostra il consistente crollo di tegole rinvenuto sul vicolo 3.

A Sud di questa abitazione vi era un’altra struttura chiamata “di servizio” o “zona industriale”. Essa ingloba tre vaschette di dimensioni differenti. Sono quasi quadrate e disposte ad L completamente intonacate all’interno con malta idraulica; tra le ipotesi circa la loro funzione, la più accreditata pare essere quella di una fullonica.


Ritornando nel vicolo 3 si può notare che risulta occupato da una sepoltura di epoca più tarda, oltre la quale lo stesso vicolo risulta essere sbarrato dalla presenza di un muro al quale si ritrova addossato  il pavimento in lastre di cotto j.














In corrispondenza del vicolo 3 e del loggiato j abbiamo il vano quadrangolare k senza alcuna traccia di pavimentazione e il vano ab che è invece completamente pavimentato da un basolato molto simile a quello delle strade romane.


Ancora oltre abbiamo l'impianto della mansio vera e propria, il grande vano rettangolare o cortile af  porticato, dove sono presenti dei grossi dolii.


Seguendo il percorso suggerito da Giampaolo Pianu troviamo la zona cristiana che si sviluppa attorno ad un piccolo edificio termale
La zona termale è costituita dal grande vano mosaicato a alla quale si addossa la piccola vaschetta o nell’angolo Nord-Est, anch’essa pavimentata a mosaico.


Più ad Est c’è l’edificio termale vero e proprio costituito dal vano e ( frigidarium) cui sono addossate le vaschette g ed i.

Ad Ovest della vaschetta g c’è il vano f, mentre ad Ovest della vaschetta i si trova il vano l, che ha annesso, ad Est, il pozzo quadrangolare m.



Ancora più ad Est si trova la zona calda dell’edificio termale con i vani:
- q (praefurnium)

- p (calidarium)

- n (tepidarum)


Attorno alla chiesa si sviluppa una piccola necropoli.

Nel settore addossato al mosaico sono presenti quattro tombe che pare costituiscano un nucleo emergente, attorno al quale sembra che l'area cimiteriale si espanda nella zona Sud ed Ovest.


Successivamente l’area delle sepolture si sposta verso la zona posta a Sud-Est, dove troviamo una tomba di dimensioni più grandi, la cui importanza sembra essere rappresentata da una struttura rettangolare che la circonda come se fosse una sorta di cappella.  
La “cappella” sembra spostare l’asse di interesse del cimitero e intorno ad essa sorgono altre tombe.



Una terza, e forse una quarta, serie di sepolture si trova invece nella zona Sud del sepolcreto: è costituita da tombe di grandi dimensioni, con una copertura probabilmente voltata, ed un ingresso chiuso da un portello. 













Queste tombe rompono i limiti del cimitero attaccando ed invadendo la strada 3 e gli edifici appena più a nord.

Consigliamo vivamente di visitare l'area archeologica di San Cromazio, il sito è facilmente raggiungibile ed offre un ottimo spunto di studio per approfondire il discorso circa la stratificazione e il riutilizzo di aree in disuso in epoche successive.


Fabrizio e Giovanna


Riferimenti bibliografici.

E. Cicu-G. Pianu, "San Cromazio. Il progetto mosaico. Atti dei Convegni tenuti a Villaspeciosa nel 2002 e 2003"
G. Pianu, “La mansio di San Cromazio”, studi di storia antica e di archeologia/1
Pianu G. “Mansio nel Campidano”, in aidu entos
G. Pianu, "Sulla Iglesia de San Gromar", Insulae Christi. Il cristianesimo primitivo in Sardegna, Corsica e Baleari
C. Cossu-G. Nieddu, Terme e ville extraurbane della Sardegna romana
S. Angiolillo, L'arte della Sardegna romana
Giampiero Pianu, Martina Pinna, Grete Stefani, Lo scavo dell'area archeologica di S. Cromazio a Villa Speciosa (CA)






[1] Il resoconto scientifico di tale intervento è contenuto nella pubblicazione: G. Pianu - M. Pinna- E. Scafidi - C. Tronchetti - A. Usai, “Villa Speciosa (CA)”, Archeologia Medievale (1982)
[2] G. Pianu, “La mansio di San Cromazio”, studi di storia antica e di archeologia/1, pag. 50
[3] Atti dei convegni tenuti a Villa Speciosa nel 2002 e 2003, a cura di Emanuela Cicu e Giampiero Pianu, Sassari 2004   http://eprints.uniss.it/6561/1/Cicu_E_San_Cromazio_Progetto_Mosaico.pdf
[4] Per visualizzare in mappa i vani e le strade elencate nella descrizione si può visualizzare la fig.2 dell’articolo che riporta lo Schema planimetrico dell'area di scavo.

lunedì 26 ottobre 2015

Nuraghe Su Sonadori - Villasor- CA






Come si arriva
Da Villasor imboccare la Strada Statale 196 di Villacidro, dopo 10 km circa girare a sinistra nella Strada Statale 293 direzione Giba, il nuraghe si trova sulla destra su un pendio roccioso dopo circa 1 km.

Il nuraghe, costruito con blocchi disposti a filari con differenti forme e pezzature, è di tipo complesso con la particolarità della fusione della torre centrale, in origine singola, con sei edifici successivi, uniti tra loro da cortine murarie, che la circondano.




Gli edifici adiacenti alla torre racchiudono un ampio cortile al quale si accede esternamente attraverso un andito di ingresso posizionato a E, in origine probabilmente coperto, che conserva ancora un pavimento acciottolato.







La torre centrale, con ingresso S-SO sopraelevato di circa un metro rispetto al cortile, è costruita con grossi blocchi appena sbozzati. L’andito strombato, che conserva qualche tratto della primitiva pavimentazione lastricata, permette l’accesso alla camera, originariamente voltata a tholos, che risulta su un livello inferiore rispetto all’ingresso e presenta un battuto argilloso realizzato sopra la roccia originaria. In posizione opposta rispetto all’ingresso sono visibili i resti di un bancone o di un sedile che, probabilmente, correva lungo tutta la circonferenza interna della camera. L’assenza di resti di scala intramuraria non permette di avanzare ipotesi certe circa l’esistenza di un piano superiore.







A differenza degli altri nuraghi complessi, Su Sonadori presenta i corpi aggiunti come elementi autonomi uniti tra loro da brevi tratti di muro.




La presenza di alcuni ruderi esterni al complesso del nuraghe, oltre ai sei edifici visibili, fanno ipotizzare l’esistenza di un villaggio costruito forse nella prima fase di vita della torre centrale; tale abitato fu probabilmente soppiantato in parte dalle successive strutture che, nella parte settentrionale e orientale, si presentano più massicce, mentre in quella meridionale sembrano conformarsi alle più esili capanne circolari precedenti.




La torre centrale ha restituito un vasto campionario ceramico comprendente per la maggior parte vasi a colletto, olle, tegami e scodelloni, sono invece di numero inferiore i ritrovamenti di teglie, scodelle e scodelline.

La torre centrale risale al periodo di passaggio dal Bronzo Medio a quello Recente, a quest’ultimo risalgono anche i corpi aggiunti.



Probabilmente il complesso registrò un abbandono durante il Bronzo finale per poi essere successivamente occupato, come testimoniano il riutilizzo di una torre nel II-I sec. a.C. e la presenza di alcuni edifici rettangolari di origine romana.


Fabrizio e Giovanna

Notizie tratte da:

A. Usai-V. Marras, "Scavi nel nuraghe Su Sonadori (Villasor-Cagliari): campagne 1994-2000", in La Civiltà Nuragica: nuove acquisizioni, collana "Quaderni. Atti e monografie", 1, Quartu Sant'Elena, 2005. 



giovedì 3 settembre 2015

BREVE EXCURSUS SU ALCUNI SITI ARCHEOLOGICI PRESENTI A NURAXI FIGUS E A CORTOGHIANA - CI


Nel comune di Gonnesa, lungo la strada che conduce a Portoscuso, si incontra la frazione di Nuraxi Figus che, oltre alla famosa miniera di Carbone, conserva ancora dei tesori archeologici poco conosciuti.

A pochi metri dal centro abitato, all’interno della pineta di Is Bangius è possibile visitare l’omonimo nuraghe a corridoio. 

Il monumento si presenta in un discreto stato di conservazione e, nonostante la rigogliosa vegetazione che vi ha trovato ospitalità, la sua pianta sub-rettangolare è facilmente leggibile.


Le mura dell’edificio sono costituite da due filari di grossi blocchi sub squadrati appena sbozzati, il cui spazio interno è stato riempito da pietrame di varia pezzatura
Gli angusti spazi interni e il rapporto tra vuoti e pieni è ampiamente a favore di questi ultimi.

È possibile ipotizzare un restringimento verso l’alto e una possibile copertura ogivale, o comunque rastremante verso il soffitto, osservando l’aggetto che caratterizza i corridoi del monumento.












Un altro monumento molto interessante è il pozzo sacro Is Arenas, che si trova all’interno di una proprietà privata raggiungibile percorrendo il vico II Roma. 

Il pozzo, costruito con blocchi di media pezzatura e dalla caratteristica forma a “toppa di serratura”, ha subito varie opere di rimaneggiamento e l’unica parte originale è costituita da ciò che si conserva della tholos, dalla camera ipogeica e dagli 11 gradini della scalinata. 

Purtroppo la presenza di acqua melmosa al suo interno, non ci ha permesso una lettura più approfondita della struttura.











Proseguendo verso Cortoghiana è possibile visitare la necropoli a domus de janas di Serra Maverru all’interno della riserva forestale di Nuraxi Figus. 

Le tombe, raggiungibili seguendo il sentiero principale, sono una decina ed hanno varie forme, da quelle più semplici monocellulari con anticella e camera unica, 


a quelle a pianta circolare con vari loculi, il focolare e dei pilastrini che separano le cellette.




All’interno della pineta di  Cortoghiana, adiacente alla riserva forestale di Nuraxi Figus, è possibile visitare i siti archeologici denominati Corona Maria.

Seguendo il percorso della pineta è possibile visitare i resti di un probabile insediamento nuragico costituito da un circolo di pietre a doppio filare, di cui si conserva solo il tratto basale, e ai lati di quello che verosimilmente parrebbe un ingesso trovano posto due interessanti tratti di muro, probabilmente pertinenti ad una stanza adiacente, che corrono paralleli per qualche metro. 




Allo stato attuale non è possibile fornire spiegazioni più dettagliate circa la sua funzione mancando degli studi specifici sull’intera area archeologica.


Dopo circa 200 metri si incontra una tomba dei giganti a filari di cui sono visibili il corridoio funerario e i resti dell’esedra.







Infine è possibile visitare due domus de janas una è stata utilizzata come cantina di una casa attualmente disabitata, 


mentre l’altra è a pianta circolare con un pilastrino centrale che separa due cellette funerarie.







Fabrizio e Giovanna